Versione PDF

Conferenza del 12 giugno 2003

Galleria d'Arte Moderna - Torino

 

Intervento (registrato) del dr. Carlo Buffa di Perrero, libero professionista, prestigiatore e fondatore, insieme al padre, del Circolo Amici della Magia di Torino (noto club di prestigiatori).

 

«Io sono qui per difendere uno che non si può difendere, era questo il motivo per cui ho voluto partecipare, perché in questi anni, pur avendo conosciuto Rol da quand'ero bambino, non ho mai accettato di prendere delle interviste, perché mi sembrava di rimestare acqua fritta, anche perché potremmo discutere per altri 500 anni se faceva giochi di prestigio, se non li facesse, ognuno crede cosa vuole. Io ci credo. E ci credo per un motivo, perché io ho vissuto questa bellissima esperienza che è andata avanti fino al 1970/72 - esperienza estiva più che altro, ma ci si frequentava anche d'inverno - ed era un'esperienza commovente. Io ero attirato da questo personaggio che si frequentava d'estate... Allora non c'era la televisione, per cui l'estate si faceva da Cavour, dove stavamo noi, a San Secondo, [dove stavano i Rol], qualche volta anche in bici, qualche volta col 1100 di mio padre. Le riunioni erano più volte durante la settimana in casa di amici. Quindi è chiaro che Rol che abitava lì...c'era tutto un giro di amici...

Perché Rol era legato ai due Buffa, cioé a mio padre e a me? Per un motivo. Mio padre nel primo dopoguerra aveva montato, negli anni '48 o meno, una compagnia di arte magica...dove c'erano diverse persone, c'erano delle belle donne, che erano delle fate, delle maghe, c'era papà, c'era un fisarmonicista, due giovani ballerine che avranno avuto 12 anni, una era una certa Loredana Furno, ma allora non era ancora conosciuta, e poi c'era un bambino, vestito da Pierrot che usciva da queste scatole ed ero io. Ed era un sistema per far del bene. Giravamo gratuitamente, papà ci ha rimesso tanti di quei soldi...Giravamo gratuitamente tutti i sabati e le domeniche per andare a far del bene in giro. Si andava dal Cottolengo, alla Cucina malati e poveri...al Nastro Azzurro, Ufficiali in gongedo, tante altre associazioni, anche Europa Giovane, dove c'era un altro mago allora che si chiamava Carletto Bustico. E tutto questo giro - si andava a trovare i vecchietti, pensate nel '48-50 l'Italia era sfasciata, era un modo come un altro per intrattenere le persone. Non venivamo pagati, anzi vi dico papà pagava un sacco di soldi per questo. La compagnia poco per volta, negli anni '60, incominciò a smontarsi. Io ero del '44, quindi negli anni '64 avevo vent'anni. Negli anni '60/'62 i prestigiatori avevano una grande casa in via della Consolata, e nell'atrio di casa avevamo montato tutta una serie di sedie, facevamo giochi di prestigio, insegnavamo a dei giovani talenti dell'epoca a fare dei giochi.

Vedo qui Elio De Grandi in arte Alexander, che è stato l'allievo prediletto di mio padre, che Alexander molto carinamente più volte lo ha ricordato. Questo fatto di fare del bene ci aveva avvicinato molto a Rol. E Rol mi aveva preso un po' allora a ben volere, parlo degli anni '50. Mi ricordo una cosa che mi impressionò - e qui voi rimarrete delusi perché non vi parlo di giochi di prestigio - ma vorrei parlarvi più di questo aspetto che non è assolutamente secondario. Mi portò una volta - eravamo a piedi con papà, eravamo andati a messa in duomo - mi portò all'altare del Bertola, la famosa cappella della Sindone. Io avrò avuto 12 anni, e [Rol] mi disse: <<Vedi, questa chiesa è una chiesa singolare, è unica al mondo. La parte bassa è disegnata con i segni di una sinagoga o di una moschea. In alto invece, specialmente se la guardi da fuori, è un tempio siamese>> - io tra l'altro non sapevo cosa fosse il Siam - e lui voleva dire che tutte le religioni andavano verso lo stesso Dio, verso lo stesso Theós, verso quel concetto di divinità superiore in cui lui credeva molto e da allora credo molto anch'io. Questo era un esempio che mi toccò parecchio, all'età di 12 anni ero abbastanza affascinato da queste cose. Con questa cosa di far del bene siamo rimasti vicini.

D'estate si passava a far giochi di prestigio, e c'era la sfida più volte, i Buffa contro Rol. Noi facevamo dei giochi di prestigio, come sempre, giochi con tanto di trucchi, e ogni tanto lui faceva degli esperimenti. E vorrei a questo punto smentire un po' cosa dicevano l'altra sera a Porta a Porta. Non è assolutamente vero che lui usasse carte truccate, hanno detto le cose più disgustose su questo aspetto. Vi posso assicurare che non erano vere, perché le carte le portavamo noi molte volte, non aveva - Alexander mi capisce - non aveva le serventi. Non c'erano sistemi per forzare. Per esempio uno degli esperimenti che mi lasciò di stucco - avrò avuto 17/18 anni - non avvenne a casa sua, ma avvenne in casa di sua sorella, in Corso Galileo Ferraris. Non eravamo ad un tavolo truccato, eravamo in un salotto, e lui cominciò a fare i soliti esperimenti - carte messe in ordine - non quella cosa ridicola che ha fatto l'altra sera Tomatis, delle carte che si gonfiano su e giù, che è una cosa banale; [Rol] fece comunque degli esperimenti abbastanza importanti, carte mescolate poi messe tutte in ordine etc., etc. Ed io che ero particolarmente Pierino la Peste - lui mi tollerava, sapeva che io non ero un nemico, non mi ha mai allontanato, ma giocava un po' con me a provocarmi - a un certo punto [mi] disse: «Come vuoi le carte?». Io le avrei potute chiedere girate, mescolate, messe in ordine dal "come quando fuori piove", cioé cuori, quadri, fiori...potevo dirgli ottomila cose e io gli dissi la cosa più impossibile...«così stavolta lo frego...!». Gli dissi: «Le voglio spezzate, strappate». Voi sapete che strappare una carta, già una sola, è una fatica. Lui mi guardò con un sorriso sornione, io aprii questo mazzo di carte, ed erano tutte strappate. Il mazzo ce l'ho ancora a casa, me lo tengo per ricordo, perché è una cosa impossibile da fare. Ecco perché posso dire, anche per un piccolo gioco come questo - e non c'era forzatura, non c'era, Alexander, non c'era nessuna servente -, non poteva manipolare un mazzo di carte, eravamo seduti intorno a un tavolino, tra l'altro un tavolino ovale - avevamo tolto tutti i cendrier - delle sorelle. Quindi, questa volta mi lasciò particolarmente perplesso, però siccome il rapporto era molto buono tra noi e lui, lo accettavamo per cos'era, sapevamo che lui faceva qualcosa di superiore.

Una volta con lui ho cercato di capire: «Ma perché succedono queste cose, ma cosa senti tu?», oppure domande che gli facevo sovente: «Ma perché tu sì e gli altri no?». E lui per esempio, per cercare di farmi capire, mi parlava della iridologia. Allora - adesso forse l'iridologia è abbastanza famosa, tra poco, dopo l'11 settembre la sicurezza massima per passare negli aeroporti sarà di farsi vedere l'iride, perché c'è un'iride uguale ogni 80.000 persone o 800.000... E poi, adesso che abbiamo dappertutto il codice a barre - anche su questa bottiglia c'è il codice a barre - anche le massaie sanno cos'è il codice a barre, adesso tutti sanno che l'iride se fosse allungata invece che essere rotonda sarebbe un codice a barre, avrebbe il suo codice - ma allora non si sapeva, allora il codice a barre non esisteva. Bene, lui mi spiegò il concetto del codice a barre nell'iride. Altro fenomeno che mi aveva toccato era il fatto che mi aveva parlato dei ragazzi autistici, mi spiegava un po' che cos'è la premonizione. E credo che tutti voi vi sarete trovati nel classico caso di una città nuova, dove non siete mai stati, dove però girando l'angolo sapete che c'è quel bar oppure vi aspettate un tabaccaio, oppure sapete che lì avviene una data cosa, perché credo che tutti, almeno una volta, abbiamo avuto delle premonizioni, la paura di cadere oppure la paura che succeda una cosa e poi si è avverata.

Quindi, non si può essere così rigidi come ho visto a Porta a Porta dove lo fanno passare per un imbroglione. Non è stato assolutamente un imbroglione. ...Paragonarlo a un saltimbanco è veramente troppo, ecco perché sono qui questa sera.

Un'altra cosa che mi ha toccato molto, che non avevo mai raccontato, se non anni e anni fa a un giornalista, è stato un esperimento abbastanza incredibile, anzi due esperimenti. Uno è stato fatto in casa delle sorelle Ferrarotto. Le sorelle Ferrarotto erano due musiciste, simpaticissime signorine tutte e due, molto brave, violiniste, già anziane... Da quella volta non hanno più voluto vedere Rol, han detto «basta, basta così..!». Ma perché vi voglio raccontare questo esperimento? perché Rol ogni tanto faceva l'esperimento di bagnare un foglio di carta sul quale apparivano dei fiori o altre cose, e lì ho sempre pensato che ci fosse il trucco, ma se lui avesse usato dei trucchi per un banale gioco di prestigio, o avesse forzato una carta o un numero con dei dadi, non me ne fa assolutamente niente, voglio dire poteva anche benissimo ogni tanto se non gli veniva un gioco cadere sul trucco. Ma non è che perché faceva forse quello, può essere accusato di essere un imbroglione. Fatto sta che - non dico fosse una forzatura o no perché non l'ho mai potuto appurare - comunque è stato scelto un certo quadro, Rol ha preso - eravamo in campagna, erano a casa mia, a casa dei miei - tolse le rose da un vaso, prese il vaso, lo bagnò su questa carta, fu messo lì, e infatti poco dopo si rivelò un bellissimo mazzo di fiori, ortensie, peonie che a lui tanto piacevano. Io rimasi perplesso e sempre da buon Pierino la Peste me lo ricordai. Passano 4/5 mesi, vado in viaggio...a New York, tra l'altro parto con il prof. Granone, perché Granone aveva curato la mamma di una mia dipendente, le aveva tolto il fumo... Granone veniva in un'agenzia [turistica] che io avevo allora in C.so Francia, per cui ci conoscevamo. Per cui tutto il viaggio lo faccio con lui vicino, e dico: <<Non è che per caso [Rol] ci ha ipnotizzato, non è che invece queste sue cose un po' così ci ha rincretinito tutti?>>. Granone mi spiegava anche che un ipnosi collettiva era impossibile da realizzare, mi spiegò tante cose per cui... o m'aveva fregato e aveva un foglio con già dentro un disegno che con l'acqua veniva fuori, oppure era veramente un grande. Rimasi malissimo perché in questa famosa casa d'aste che c'è a New York c'è un album di fogli trasparenti con dentro un sacco di quadri, da Chagall a Van Gogh, etc., fatti in quella maniera; cioé uno comprava un foglio, gli metteva dell'acqua, bagnava e usciva il quadro. Per cui ne comprai subito 5 o 6... L'anno dopo [Rol] arriva da noi verso settembre, e allora mi son detto: «mo' ti frego io». Prendo il vaso di fiori - c'era questa sfida, lo ripeto, una sfida buona - prendo anch'io delle rose, tolgo l'acqua, faccio scegliere prima due o tre fogli di carta fabriano qualunque - in mezzo c'era il foglio - faccio una certa mossa, eccetera, per cui li frego e forzo il foglio che volevo io, bagno con l'acqua e viene fuori il quadro. Grande applauso di tutti gli amici, e Rol mi ha guardato con aria di tutta sufficienza, ma, mi son detto, «sta' volta ti ho fregato». Passa un 2/3 settimane e le sorelle Ferrarotto fanno questo invito a casa loro. Allora Rol viene con la valigetta di colori ad olio, tempera e altre cose, quelle classiche scatole da pittori, e una tela...un quadro montato - una tela proprio - [che] viene appoggiato su un pianoforte, quindi non c'era nemmeno la possibilità che uno fosse chiuso dentro il pianoforte che dipingesse... e si parlò del più e del meno. Si scelse il quadro, le padrone di casa chiesero una collina con degli alberi, il paesaggio era un po' brutto, autunnale...questo quadro squallido di come può essere la zona fuori Torino in autunno, in inverno - dopo 5/10 minuti c'era una magnifica tela con una collina, questi alberi un po' scheletrici, etc., etc.. E io andai subito a toccarlo da vicino, ma era dipinto ad olio e capite che era impossibile. Quindi, forse ci aveva ipnotizzati tutti oppure non c'era il trucco, il trucco non poteva esistere. E rimasi molto molto male, anche se bene nel senso di simpatia per Rol. Le sorelle Ferrarotto non lo vogliono più vedere perché il giorno dopo, guardando quel quadro, dissero: «Però che brutto sto' quadro, ma almeno avesse fatto dei fiori...ma tutto sto' grigio!». E, con loro grande arrabbiatura, il mattino dopo il quadro era fiorito...

Esperimento invece alla grande, e con questo finisco. Il sig. Tomatis è un nostro socio del circolo magico. Il sottoscritto ha fatto una bellissima carriera di giochi di prestigio. Mi avete visto quando avevo ancora i capelli e non la barba, ero il prestigiatore del mago Zurlì, parlo degli anni '55. Allora in famiglia l'unico hobby erano i giochi di prestigio, papà era amico di Bustelli, che è venuto più volte al Circolo Magico. Bustelli mi regalò un gioco con le tortore, una pagoda cinese che io regalai qua ad Alexander, quindi c'era tutto un legame di giochi di prestigio. Vinsi un anno il cilindro d'argento al Festival di Saint Vincent.

Il sig. Tomatis non può dire: "Buffa è un modesto prestigiatore dilettante. Rol poteva essere così bravo da ingannare anche lui". Il sig. Tomatis, che purtroppo non vedo qui, poteva cercarmi sulla guida del telefono, è un nostro socio del Circolo Magico che fondai con papà, il vecchio Circolo Magico, quello di Via Frejus, perché poi lo avevamo chiuso e ne fondammo un altro. Il sig. Tomatis se voleva poteva venire a prendere la mia testimonianza. Il fatto che non m'abbia mai chiamato e che si permetta di dire questo è che il sig. Tomatis è un impostore, e questo lo posso dire...

Io son capace a forzare una carta, posso usare dei dadi truccati, posso fare mille schifezze, e posso ottenere lo stesso risultato che otteneva Rol. Ma venire a dire che Rol assolutamente faceva così, e scrivere un libro su una persona che non ha mai conosciuto, e che non ha voluto nemmeno sentire le testimonianze di chi lo conosceva è abominevole, è una cosa abominevole.

E allora vi dico perché l'ultimo esperimento è quello che mi ha toccato di più. Rol secondo Tomatis forzava le carte, forzava - cioé riusciva con una serie di inganni che noi facciamo abitualmente, riusciva a tirar fuori la cosa che voleva, cioé il numero, il nome, eccetera. Alexander anni fa mi ha fatto un gioco con un ritaglio di un giornale, forzando addirittura la riga del giornale, che faccio tutt'ora anch'io, ed è un gioco che se uno lo conoscesse... [potrebbe dire] «ma allora questi due sono due maghi!»...ed è banalissimo. (...) Noi facevamo un gioco famoso, lo facciamo tutt'ora: la premonizione del numero del telefono, oppure la lettura di un libro. Io per esempio - e vi racconto anche il trucco - come faccio: io faccio scegliere delle carte; ovviamente quando dò le carte, le forzo, cioé a lui voglio dare il 7, a lui do il 3, e alla signora do l'1. Ma non è assolutamente casuale, è voluto da me. Quindi quando passo il mazzo, so già che carta do, infatti non vi consiglio di giocare a poker con me. Poi noi abbiamo tre numeri: e possiamo fare 731, 137, 317 e così via. Scriviamo sulla lavagna questi 5 o 6 numeri. Poi faccio portare di solito una guida del telefono, la gente sceglie uno di questi numeri, 731 mettiamo, aprono a pagina 731, uno legge, ammesso che ci sia la riga 137, fa il numero di telefono e si sente dire: «Senta, l'ha cercata qualcuno ieri, qualche mago?» e l'abbonato dice: «Sì è vero, mi ha chiamato il mago Shark - che sarei io - e mi ha detto che mi avreste chiamato». È tutto finto, è tutto forzato, perché il numero io so già quale voi scegliete, perché ve lo suggerisco, ho già telefonato prima a quella persona, che magari è un amico, oppure se non è un amico è uno che ho improvvisato, e però funziona benissimo, però è tutto un trucco.

Rol faceva sovente l'esperimento di leggere un libro a distanza. La scelta del libro era casuale, e la scelta del numero della pagina era casuale. Anche se delle persone che non l'hanno visto fare questo esperimento sostengono - e mi è dispiaciuto, tipo l'altra sera Silvan - sostengono che era forzato. Ma come fa a dirlo che non l'ha mai visto? Allora vi racconto cosa è successo a me: viene un anno Rol a casa, fanno questo esperimento, aprono un libro e Rol cita la frase a memoria. Lui era seduto in un salotto e io vedo che però puntava, durante la serata - con una certa attenzione - puntava la biblioteca di casa di mio padre. Allora, andati via, io mi siedo esattamente dove c'era lui e cerco di leggere fra tutti i libri della biblioteca. Cerco di leggere quale dei libri si riusciva da [lì] a vedere. Ce n'era solo uno, che era un libro di racconti della prima scalata del Monte Bianco del barone De Seussur, perché sulla costa della copertina era scritto molto grosso "Monte Bianco". Dico: «Sta a vedere...magari la prossima volta mi becca questo libro, e quindi magari ne ha lui uno uguale a casa, e quindi si prepara, legge il libro a casa, e poi quando viene qui ci frega la prossima volta». Mi capite che io sono sempre stato, giustamente, da buon prestigiatore, pur essendo amico, sempre un po' di spirito con lui... Lui sapeva di queste mie cose, però mi tollerava molto bene. Fatto sta che allora passa tutto l'inverno, verso i primi di settembre venivano loro. Allora io alla metà di Agosto prendo il libro e all'insaputa di mia madre lo spacco a metà, tolgo metà del libro; e trovo un'antologia di scuola che era delle stesse dimensioni, rompo metà dell'antologia, la metto nel libro, incollo tutto col vinavil, rifaccio tutta la rilegatura e poi dico: «Adesso vediamo: se Rol si becca la prima parte del libro, sono fregato. Ma se per caso le signore beccano la seconda parte del libro ho vinto io. Voglio vedere questa volta!». Fatto sta che il libro viene scelto dalla Marchesa Sant'Elia, che era un'adorabile signora..., a scelta, e da dove son seduti beccano il libro. Ero sicuro che avrebbero preso quel libro, io gongolavo, dicevo : «Sta volta l'ho fregato!». Dicono dei numeri a campare. Viene la seconda metà del libro. Ero in uno stato di totale allegrezza. La Marchesa Sant'Elia apre il libro, e Rol le legge la prima pagina del libro di antologia, prima riga... e io sono rimasto fregato!

Ricordiamolo come un grande amico, che ha fatto del grande bene, e la luce di Rol, alla faccia di chi gli vuol male, continuerà a brillare a lungo. Grazie».

* * * * * * *

La testimonianza del Buffa, come si vede, è netta e precisa. Come risulta dal suo discorso, alla serata era presente, in platea, anche Alexander, il più importante prestigiatore mentalista italiano, cui lo scrivente ha chiesto di venire per raccontare la sua impressione su Rol, che aveva conosciuto (è stato 4/5 volte a casa sua) attraverso Elda Rol (nonna di chi scrive). A differenza di Buffa, Alexander non ha avuto occasione di vedere esperimenti (Rol non passava la sua vita a fare esperimenti a ogni pié sospinto!) però, come ha testimoniato anche durante la serata, ha sempre avuto grande stima e affetto nei suoi confronti, e l'ha sempre considerato una persona di grande profondità morale e intellettuale. Sugli esperimenti Alexander non può esprimersi, anche se è rimasto piuttosto colpito da una registrazione audio inedita fatta ascoltare in sala, dove Rol, durante un esperimento con le carte, chiede ad uno dei presenti, che ha di fronte un mazzo di carte: «Le vuoi prendere da sopra o da sotto?», risposta: «Da sotto». «Quante ne vuoi?», risp.: «Due». «E allora la seconda carta dovrebbe essere il dieci di quadri...». La persona (è lei ad operare la scelta, ed è sempre lei a manipolare il mazzo, Rol essendo dalla parte opposta) prende la seconda carta da sotto e trova il dieci di quadri, carta che era stata scelta precedentemente dai presenti (non da Rol) in un altro mazzo (cosiddetta "carta campione"). Infine Rol dice: «Tirala fuori che la vediamo tutti!», e la persona la mostra agli altri che ridono meravigliati. Dalla registrazione si capisce assai bene la dinamica degli avvenimenti, di qui la sorpresa di Alexander...

 

Questa pagina che abbiamo qui presentato dimostra incontrovertibilmente 4 cose:

1) Che è una spudorata menzogna continuare a sostenere che nessun prestigiatore ha mai conosciuto Rol;
2) Che è una spudorata menzogna continuare a sostenere che nessun prestigiatore abbia mai assistito agli esperimenti di Rol;
3) Che l'unico prestigiatore che lo ha conosciuto bene propende per l'autenticità di ciò che ha visto;
4) Che il più importante prestigiatore mentalista italiano, Alexander, ha una grande stima per Rol e non si sente di dare alcun giudizio preconfezionato su esperimenti che non ha visto.

E con questo la nostra "teoria" sullo "scetticismo inversamente proporzionale" continua a essere confermata: più si è conosciuto Rol, meno si dubita di lui.

Vorremmo infine aggiungere ancora qualcosa a proposito di questa conferenza. Non abbiamo ben capito perché non è venuto nessun membro del Cicap, visto che i relatori (dr. Pier Giorgio Manera, dr.ssa Catterina Ferrari, Franco Rol, prof. Giovanni Sesia, dr. Carlo Buffa di Perrero) avevano tutti cose importanti da dire su Rol. Coloro che ci leggono, possono constatare con evidenza che una testimonianza come quella del Buffa è di capitale importanza. Quelli del Cicap conoscevano l'esistenza di questa conferenza da settimane, eppure non siamo riusciti a vedere nemmeno l'ombra dei loro fantasmi... Qualcuno di loro è arrivato persino a sostenere di essere stato minacciato, e che non è venuto per cautela... Una giustificazione degna di Pinocchio! Anche perché non spiega per quale ragione lorsignori non riportano mai il parere del Buffa (reso pubblico nel novembre 2002 dal libro di M. Ternavasio), nei loro libri come nelle loro pagine internet...e arrivano persino a dire che noi abbiamo "cattivo gusto" a contraddire le loro M E N Z O G N E ! Abbiamo già detto che poiché sono illusionisti in malafede, tentano di manipolare la Verità secondo i loro prorpri interessi... E questa è una loro prerogativa, diciamo così, "genetica", che risale quantomeno al lontano 1978... Facciamo loro tanti auguri, così come i galileiani li fecero agli aristotelici 4 secoli fa...e aggiungiamo quindi, quale sintesi quintessenziale, un quinto punto ai 4 precedenti:

5) Che il rifiuto degli scettici a voler sentire testimonianze determinanti in grado di smontare tutte le loro speculazioni sono il frutto di malafede e pregiudizio. 

 

- Post Scriptum (05/02/05) -

Da quando questa pagina è stata pubblicata su internet, a giugno 2003, i rappresentanti del CICAP sono stati costretti a dover parlare di Carlo Buffa di Perrero. Naturalmente il fatto che egli abbia assistito agli esperimenti, che abbia conosciuto Rol in modo continuativo e confidenziale e che sia un professionista serio e una persona degna di fede, costituisce una minaccia all'idealogia fondamentalista e inquisitoria del Komitato...Quindi, non essendo possibile servirsi del rogo per togliere di mezzo le posizioni scomode, ci si serve dell'allusione diffamatoria, una categoria che inventiamo or ora per classificare tutte quelle affermazioni tendenziose atte a sminuire :

1) testimonianze fondamentali in nuovi campi di ricerca;
2) la credibilità, il senso critico o la buona fede di chi reca la testimonianza.

L'allusione diffamatoria è quindi una vera e propria diffamazione, perpetrata in modo subdolo e mascherato nei confronti di chi risulta scomodo per la propria tesi. E' la versione subliminale della menzogna, dell'ipocrisia e della disonestà. Ed è stata applicata anche al caso di Carlo Buffa di Perrero. Invece di recepire la sua testimonianza come indizio importante nella valutazione del caso Rol (un investigatore vero la considererebbe una prova quasi schiacciante), i signori del CICAP hanno liquidato la questione affermando che se Carlo Buffa di Perrero non si è mai accorto di trucchi, era perchè la sua conoscienza dei giochi di prestigio era molto limitata, ovvero Rol poteva avere conoscenze prestigiatorie talmente superiori al Buffa che questi sarebbe stato amabilmente preso in giro. Ragionando in questo modo:

1) Si toglie qualsiasi credibilità alla testimonianza di Carlo Buffa di Perrero;
2) Ci si premunisce da qualsiasi ulteriore testimonianza futura similare, venisse anche David Copperfield a dire che quelli di Rol erano esperimenti autentici;
3) Si dimostra la totale mancanza del vero spirito scientifico, che dovrebbe essere in grado di valutare fatti e fenomeni nel loro complesso, senza pregiudizio.

 

In conclusione:

Sono forse cambiati i miscredenti? No, sono sempre gli stessi!

« Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi! »

 

--- Chi ho orecchi per intendere, intenda ---


* * * * * * *


- P.S. (12/06/06) -

Il documentario di M. Bonfiglio, uscito nel dicembre 2005, ha reso nota la testimonianza di un'altro prestigiatore dilettante, di professione psicoterapeuta. Si tratta del dr. Giuseppe Vercelli, che tra l'altro è anche conoscitore delle tecniche di ipnosi e autoipnosi applicate alla psicoterapia (è stato consulente del campione del mondo di sci alpino Giorgio Rocca). Quindi una persona con un "tasso di senso critico" certamente molto elevato, anche per gli standard degli scettici... Come già fatto nella pagina delle 'novità', riportiamo anche qui la sua testimonianza (più avanti anche in versione audio):

«Per quanto riguarda gli esperimenti io non dissi mai a Rol che facevo parte del Circolo Amici della Magia di Torino. Mi dilettavo nella prestidigitazione. E lui faceva spesso degli esperimenti di carte. La cosa curiosa è che lui non toccava queste carte. E questo è assolutamente certo, anche perché io in quel momento avevo un occhio critico. Quindi la cosa che mi ricordo di più, che più era evidente, che mi sorprendeva, mi divertiva... era proprio che queste carte venivano spesso trovate girate al contrario, pur lui non toccandole, e io di questo sono assolutamente certo».


E in più, si possono ascoltare due documenti audio (in mp3):

Giuseppe Vercelli (tratto dal documentario di M. Bonfiglio, per sua gentile concessione,- ottobre 2005)
Carlo Buffa di Perrero (tratto da una trasmissione televisiva di una rete locale piemontese, ottobre 2004)


A questo punto, sarà molto interessante vedere le reazioni degli Inquisitori...